ITALIANO
(TOP)
Dagli Stati Uniti ci giunge la voce di Janet Weil, attivista per i Diritti Civili per i quali si batte con una determinazione ed un sentimento la cui forza è ben visibile nella sua splendida Lettera al centodecimo Congresso, in cui esprime tutto il suo giusto rincrescimento verso deputati guerrafondai e per nulla dediti al bene del Paese e del Mondo. A questi vibranti, magnifici versi, segue la sua I dubbi dell'insensatezza, nella quale l'apparente furbizia di chi si gira dall'altra parte per evitare di dover fare i conti con la propria coscienza si trasforma nella sventurata scoperta dell'aver pagato questa scelta con la perdita totale di una qualsiasi sensibilità emotiva.
È poi ben più di una coincidenza felice che ad essere ospitate in questa sezione ci siano ben tre poetesse cilene: Lucía Orellana Cofré e e Juana Miriam Lancapichun Vera dedicano entrambe parte dei loro versi allo sconforto per il dolore causato dalla dittatura di pinochet, dittatura che, purtoppo, hanno conosciuto personalmente: accade in I morti di Chihuio e Desaparecidos. Altrove, è la loro sensualità a parlarci: allusiva e divertita ne L'amante immaginario; sinuosa e totale in In vetta al tremore. O l'amore, visto come via per affermare, ma forse più verrebbe da dire afferrare il proprio esistere, quasi una porta per riaffacciarsi alla luce al termine del più stretto dei cammini: è il meraviglioso cardine della bellissima Freddo.Cilena ugualmente, ma da 15 anni trasferitasi in Austria, è Mónica Haprichkov, la graditissima nuova presenza di questo spazio dedicato alla poesia. Sotto lo pseudonimo di Matchornicova ci regala la preziosità del suo Memorie dell’Autunno, o del suo Terra, canto che profuma del dono che il nostro Pianeta-Madre ci fa ogni attimo. Atavica magia che rivive nell'ipnotico Già da tempo, fin da sempre. Da dove nasce tanta bellezza? Provate a scoprirlo leggendo Il mio idioma! E, per favore, non dimenticate di visitare il suo sito.
JANET
LETTERA AL CENTODECIMO CONGRESSO
-- A Desiree Fairooz
Voi smidollati cenciosi. Voi merdosi. Voi scodinzolanti epuloni. Voi buffoni.
Voi che viaggiate sempre solo in classe business perché prima della verità mettete sempre il business.
Voi putrescenti dalle orbite incavate. Voi che sapete sempre come ve la cavate.
Voi tirannucoli ributtanti. Voi sguscianti razziatori e sicofanti.
Voi santoni dei compromessi. Voi devoti solo a voi stessi.
Voi vuoti egotici. Voi incuranti zotici.
Voi leccaculo dalle mani insanguinate. Voi che'è a darvi al migliore offerente che passate le giornate.
Voi fenomeni da mettere nei baracconi. Voi che del parlare e non parlare siete i campioni.
Voi avvoltoi senza emozione. Voi trangugiatori di sondaggi d'opinione.
Voi che mandate la gente a morire perché avete i vostri affari da gestire, voi biascicanti filosofari del "mi sia consentito dire".
Voi sbranatori, di padri, di mariti, di respiri,
voi criminali di guerra vampiri.
ANDATE VIA. ANDATE VIA. ANDATE VIA.
Sentitamente,
cittadina votante e contribuente, attivista informata e informante, sostenitrice della costituzione con ogni goccia del proprio cuore pulsante,
Janet Weil
© Janet Weil
© traduzione Michele Metta
(TOP)I DUBBI DELL'INSENSATEZZA
Quando ho smesso di versare lacrime
davanti alle foto di un bimbo morto?
Da quando ho iniziato ad assuefarmi
alle immagini di corpi a brandelli
di automezzi esplosi?
Da quando, mi chiedo,
l'orrore è condimento
di colazione,
pranzo
e cena?
Quanto c'è voluto
per insegnare a noi stessi
a starci costantemente zitti e buoni
di fronte a questa guerra?
Insensibile, insensibili
a qualunque cosa?
C'è ancora una via d'uscita?
O già siamo
QUEI morti?
Com'è potuto succedere?
C'è un modo per tornare indietro?
Piangerò mai di nuovo?
E se sì, per cosa?
© Janet Weil
© traduzione Michele Metta
(TOP)
LUCIA
Tutte le poesie sono tratte dal suo libro Balcón Flotante, 2005, Imprenta Austral. Le traduzioni sono mie.
FREDDO
M'è caduta addosso
un'epoca glaciale, continenti in bianco;
un'era d'orrore m'immobilizza l'anima,
il pensiero, il verso.
Un qualche palpito, salito da un angolo d'ignoto,
scolorando la mia alcova
fino a non lasciarmi che grigio
e solitaria solitudine.
Lungo l'imbottitura del mio guanciale fuggo,
ma quel che incontro
non è un falò di speranza
o il solidale schiudersi
di un astro incendiato.
E temo che tu non intenda
perché queste mie nevi,
il ghiaccio di questa mia cintura d'inverno.
Afferro il tuo ricordo
affinché non se ne fugga
dalle fessure
della mia finestra australe.
Male. Male come un parto
di mille e solitari anni,
senza nemmeno una farfalla o un canto.
Solo se tu sarai la luce dell'edificio mio,
o la notte che sostenga questo mio vagheggiante andare,
l'istante fecondo
tra le mie labbra si farà frutto,
e in altri cieli Dio tornerà a crearci.
L'anima mia, tumida, supera la fiamma,
e il corpo s'acquieta,
di non so che calma,
e il battito assume forma di una qualche danza,
e nella notte ascendente
a te torno.
Per il cammino lungo
di lenzuola sfatte,
a chiamar te e il mio cuore, la musica rinasce,
e il richiamo che mi desta
è come un figlio tuo tinto coi miei colori,
ed occhi di sogno.
© Lucía Orellana Cofré
© traduzione Michele Metta
(TOP)I MORTI DI CHIHUIO
Vengono dalle loro tombe
i morti di Chihuio.
Abbandonarono la terra,
il fango, la mota, il canto,
lasciando al suolo
le loro pelli distrutte.
Camminano per la patria,
attraversano campi,
penetrando l'edera e gli angoli.
Occupano la vita
di ognuno dei viventi;
resuscitano le proprie ossa
con baci spezzati.
Avanzano,
scheletri snudati,
vertebre aperte;
i morti di Chihuio
traggono la vita nuova.
© Lucía Orellana Cofré
© traduzione Michele Metta
(TOP)IN VETTA AL TREMORE
Salgo fino al tuo petto
in camicia da notte
a spettinare le ultime foschie,
traccia delle tue colline
di messi al vento,
papavero zuccherino
percorso di baci.
Dai tuoi paesaggi
passeri di pelle saltano;
il sogno, enorme, culla
l'arrossire d'onde perdute
e il cielo gioca
in fondo a noi,
ubriachi di muscoli e rugiada.
Mentre m'affonda il giungere
d'universi e pioggia,
ai piedi del tuo orizzonte mi trattengo,
per infilare lungo la mia notte
ognuno dei tuoi astri.
© Lucía Orellana Cofré
© traduzione Michele Metta
(TOP)
JUANITA
Tutte le poesie sono tratte dal suo libro Prosistas y poetas valdivianos, 2005, edicción doctor Juan Carlos Garcia Vera. Le traduzioni sono mie.
DESAPARECIDOS
Se domandassero di noi,
dite loro che siamo via,
scomparsi
caduti
dentro una lottare che non ha rifugio
trascinati dal vento
che c'ha lasciato sommersi
nell'attimo
di uno spazio incoerente;
mormorii
- non più voci -
sbigottiti nel tempo.
Non c'è rimedio
per l'anima del popolo,
per lo smisurato stendersi del suo pianto
interno.
Non siamo che spirito buono,
trasparenza,
acqua alla sorgente
che a righe scende per le nostre valli
percorse un giorno da quei nostri passi
che ora lì giacciono
come piedi
mozzati
dai nostri corpi vittime dell'oltraggio.
Perché?
se siamo tutti fratelli
perché poi farci danno?
Modo non c'è
per uscirne,
ma abbiamo perdonato.
Alla fine,
siamo come tanti Abele
nel disegno voluto da Caino.
© Juana Miriam Lancapichun Vera
© traduzione Michele Metta
(TOP)L'AMANTE IMMAGINARIO
Così tanto lo sentiva
che una donna, al vento,
andava ripetendo
voglio narrarti
che io tengo un amante;
non ha corpo
né viso
perché è immaginario,
ma al calar della notte
basta chiudere gli occhi
e il suo corpo
al mio fianco s'accosta,
e il suo corpo compare.
Reale,
da poterlo toccare!
Mi sussurra all'udito
parole che son carezze:
parole con sentimento,
te l'ho detto ch'è immaginario!
Non può nemmeno tradirmi,
perché io l'ho creato,
e perfetto,
a misura per me
perché è immaginario.
Così tanto in comune noi abbiamo
che pensiamo lo stesso;
e ama la natura
la vita a tal punto
che nell'uscire con lui
mai nessuno lo vede,
tanto a me sta congiunto.
Mi protegge,
e che m'ami così
mi dà solo allegria.
Così uniti che,
al morire,
giungeremo assieme a Dio,
che ci darà perdono
d'ogni pensiero mio,
per queste fantasie,
per questa mia delizia.
Perché lui, il mio amante,
è immaginario!
© Juana Miriam Lancapichun Vera
© traduzione Michele Metta
(TOP)
MÓNICA
Memorie dell'Autunno
Ho cercato nello spazio il tuo sguardo
percorrendo sere, sulla soglia del tempo.
I.-
Ho indagato inizi, e provo ad essere
in una lingua estranea, passeggera
nel silenzio,
vesto l'investibile, armo l'inarmabile
restando a dormire quando tutti osservano il giorno
accoccolata.
II.-
Dio...parola disdetta fin dal principio,
mostra del potere e del timore,
traiettoria privata del silenzio
e giustamente Dio è non parlare
e indebolire la verità recondita
attraverso l'anima
III.-
...E sèguito il cammino, per le tue mani
per quella stanchezza lenta che ti serra
quando baci la morte e la coscienza
svapora all'avvenire privo di risposta
innanzi ai finali.
IV.-
Ah!, se tu sapessi dove abita l'amore
e gli Dei già nominati, se sapessi
che il sole emerge dai tuoi occhi
...ardente sguardo del desiderio
e la luna, la luna attende momenti
con la terra accomodata nella tua memoria.
V.-
Trattengo lettere nelle mie pupille ed evoco
sera per il mattino, digerisco
la notte e il vento lo adorno di
pace; Hai visto, sono stata Dio per cinque istanti
e ancor qui sono, rinverdendo memorie
dimenticate nell'Autunno.
© Matchornicova
© traduzione Michele Metta
(TOP)GIÀ DA TEMPO, FIN DA SEMPRE
Già da tempo, fin da sempre son India di pura polvere, vengo dalla
intimità della terra,
tardo nel comprendere i concetti e generalmente me la dormo nei
discorsi
pecco d'essere irrispettosa e l'indifferenza è in parte ribellione per
tenere la tua corona sotto il manto dei morti.
Già da tempo son terra, sentiero e cammino dei miei passi, intervengo nella
nostalgia e mi contengo per non ridere quando la tua grandezza pensa alla
mia ignoranza.
Già da tempo sono occhi della mia anima e non posso intendere le tue melodie, dato
che prima di nascere mi fu destinato il dono dell'egoismo ed altri canti.
Già da un po' sono casta Universale, mi siedo alle frontiere e mi
muovo libera senza pensare ai tuoi timori.
Già da tempo, desidero parlarti del mio cielo, grande, interminato
azurro come sicuramente azzurro è il tempo che t'attende...che mi
attende;
adesso smetto d'evidenziare il tuo sarcasmo tra le mie righe...già da tempo
che lo penso, già da tempo
...Avanti!
© Matchornicova
© traduzione Michele Metta
(TOP)TERRA
Indolente e con potere
maestosa e sventurata
caffè di radici
e verde d'ogni sguardo
giaci negli occhi dell’essere,
il tuo azzurrato riflesso
nel firmamento
sono autografi latenti
d'ogni accadere.
Terra-Madre
Madre-Terra
affido di memoria,
leggenda di cieli.
Storia con petali,
e qualche rugiada,
mare spalancato;
Signora-regina
che tutto vede fiorire
ed avvenire
nel tempo.
© Matchornicova
© traduzione Michele Metta
(TOP)IL MIO IDIOMA
Il mio idioma è
tessitura di altari nascosti,
senza logica precisa
per viaggi stabiliti.
Semplice
senza cercare in dizionari
il sinonimo d'amare
per dire t'amo,
senza pretendere né essere
niente di soprannaturale.
Il mio idioma,
è pane, carne
e sangue nell'immensità.
labbra prese al sussiego
strade distratte nella solitudine!
È sale abbandonato dell'oceano,
muro d'arena umida
sulle soglie della notte,
singolare culla dell'infanzia,
ricordi...
Catturata dalle domande,
con ami di lettere
e canna di corallo:
non son altro che virgolettati segni
nell'intimità verso il pensare.
© Matchornicova
© traduzione Michele Metta
(TOP)
CASTELLANO
(TOP)
De los Estados Unidos nos llega la voz de Janet Weil, activista para los Derechos Civiles por los cuales lucha con una determinación y un sentimiento bien visibles en su maravillosa Carta al 110 Congreso, en que expresa toda su just rabia contra diputados que apoyan las guerras por sus propios intereses. A esos vibrantes, magnificos versos, sigue su Las dudas de la insensatez, en que quien vuelve su cabeza de otro lado para no eschuchar su propia conciencia se da desgraciadamente cuenta que tuve que pagarlo muy caro todo eso, con la insesibilidad total de su alma hacia qualquier emoción.
Es además mucho mas que una coincidencia feliz la presencia de bien tres chilenas: Lucía Orellana Cofrè y Juana Miriam Lancapichun Vera, ambas dedican versos al dolor causado por la dictadura militar de pinochet, dictadura que, desdichadamente, conocieron personalmente: es lo que pasa en Los muertos de Chihuio y Desaparecidos. Otras veces es la sensualidad el tema: alusiva y divertida en El amante imaginario; sinuosa y total en Temblor de cumbres. O el amor, visto como manera para afirmar, y casi agarrarse a su propia existencia, como si fuera una puerta hacia la luz al fin del mas angosto de los caminos: es el espléndido carden de la bellísima Frío. Igualmente chilena, y pero radicada hace 15 años en Austria, es finalmente Mónica Haprichkov, muy agradable nueva presencia en este nuestro lugar reservado para la poesía. Bajo el seudónimo Matchornicova nos regala la preciosidad de su Memorias del Otoño, o de su Tierra, canto que huele al don que nuestro Planeta-madre nos da a cada rato. Atávica magia que revive en el hipnótico Soy hace tiempo, desde siempre. De donde nace así tanta belleza? Léelo en Mi idioma! Y no olvidarte, por favor, de visitar su sitio.
LUCIA
Todos los poemas están en su libro Balcón Flotante, 2005, Imprenta Austral.
FRIO
Se me vino encima
una epoca glaciar, continentes en blanco
una era de miedo me inmoviliza el alma
el pensamiento, el verso.
Otro latir salió, no se de que rincón
y despintó mi alcoba dejándome más
gris
mas solitaria
a solas.
Escapo por las sombras
mullidas de la almohada y al irme no
consigo
la hoguera que me salve
ni el astro iluminado.
Y temo que no entiendas
las causa de mis nieves,
la gélida cintura de esta ola invernal.
Aprieto tu recuerdo
para que no me escape
por la rendija abierta de mi ventana
austral.
Duele, duele como aquel parto
de estar cumpliendo años, mil solitarios años,
sin una mariposa y sin un canto.
Solo cuando tú seas la luz de mi edificio,
la noche que sostenga mi loco titilar
el instante fecundo
será fruto en mis labios
y Dios en otro cielo nos volverá a crear.
Mi alma entumecida prosigue tras la
llama
y el cuerpo me se aquieta
quien sabe de que calma.
Pero el latido adquiere la forma de una
danza
y en la noche ascendente
vuelvo a pensar en ti.
Por il camino largo de sabanas
marchitas
mi corazón te llama, la música renace
y el trino que despierta
es como un niño tuyo, con los colores
míos
y los ojos
de un sueño.
© Lucía Orellana Cofré
(TOP)LOS MUERTOS DE CHIHUIO
Vienen de sus tumbas
los muertos de Chihuio.
Abandonaron la tierra,
el lodo, el barro, el canto,
dejaron en el suelo
sus pieles desgarradas
caminan por la patria,
cruzan campos, trepan hiedras
llegan a todos los rincones
se calan en la vida
de todos los vivientes
resuscitan sus huesos
con besos destruidos
avanzan por la tierra
los rostros ya sin carne
las vértebras abiertas;
los muertos de Chihuio
traen la vida nueva.
© Lucía Orellana Cofré
(TOP)TEMBLOR DE CUMBRES
Salgo hacia tu pecho
en camisa de tarde
a despeinar los últimos celajes
huellas de tus colinas
con las mies al aire
amapola de azúcar
perseguida de besos.
De tu paisaje saltan
pájaros de piel;
el sueño mece enorme
rubor de olas perdidas
y el cielo juega
al fondo de nosotros.
En la ebriedad de muslos y rocío
me agota el porvenir
de cosmos y de lluvia
al pié de tu horizonte me detengo
para enhebrar mi noche
con tus astros.
© Lucía Orellana Cofré
(TOP)
JUANITA
Todos los poemas están en su libro Prosistas y poetas valdivianos, 2005, edicción doctor Juan Carlos Garcia Vera.
DESAPARECIDOS
Si preguntasen por nosotros,
díganles que nos fuimos,
que desaparecimos
que nos quedamos en una lucha
sin cuartel
que el puelche nos llevó
y nos quedamos sumergidos
en el tiempo
en un espacio incoherente;
ya no somos voces
somos murmullos
que se pierden
a través de los tiempos
nada puede apaciguar
el alma del pueblo,
su latir es desmesurado
en su cuerpo
ahora somos espíritus buenos,
transparetes
como el agua de los manantiales
que riegan nuestros valles,
esos valles que no podemos recorrer
con nuestros propios pies
que nos han sido mutilados,
nuestros cuerpos ultrajados,
vejados
por qué?
si somos todos hermanos
nos hacemos tanto daño.
No podemos hacer nada
para salir de esta dimensión,
ya hemos perdonado.
Al fin,
se cumplieron los designios
de Caín y Abel.
© Juana Miriam Lancapichun Vera
(TOP)EL AMANTE IMAGINARIO
De tanto sentir latente
una mujer reiteraba
le voy a contar al viento
que yo tengo un amante;
es que no tiene rostro
ni cuerpo
es que es imaginario,
es que todas las noches
al cerrar los ojos
toma cuerpo
toma alma,
y se acuesta a mi lado.
Si parece tan real,
que yo puedo tocarlo!
Me susurra al oído
palabras que son caricias
y que tienen sentimiento,
él es imaginario.
Él no puede engañar,
porque yo lo he creado
tan perfecto para mi
pero es imaginario.
Tenemos tanto en común
que los dos pensamos lo mismo,
él ama tanto la vida
y la naturaleza
que cuando me lleva a pasear
vamos tan juntos los dos
que nadie lo ve pasar.
porque es imaginario.
Él me tiene cautivada
y me da tanta alegría.
que alguien me quiera tanto.
Somos los dos uno solo
y los dos nos iremos juntos
a morar cerca de Dios
y el me perdonará este desliz que yo tengo
pues todo lo que pienso
de este amante extraordinario
es solo imaginación.
porque es imaginario.
© Juana Miriam Lancapichun Vera
(TOP)
MÓNICA
Memorias del Otoño
He buscado en el espacio tu mirada
recorriendo tardes, cerca del tiempo.
I.-
He indagado comienzos, e intento ser
en una lengua extraña, pasajera
en el silencio,
visto lo investible, armo lo inarmable
y me duermo cuando todos miran al día
en cucillas.
II.-
Dios...palabra desdicha desde los principios,
muestra del poder y del miedo,
trayectoria enajenada del silencio
y justamente Dios es no hablar
y desmadejar la verdad recondita
a través del alma
III.-
...Y sigo caminando, por tus manos
por ese cansancio lento que te embarga
cuando besas a la muerte y la conciencia
desdibuja al porvenir sin respuesta
ane los finales.
IV.-
!Ah!, si supieras donde habita el amor
y los Dioses ya nombrados, si supieras
que el sol emerge desde tus ojos
...ardiente mirada del deseo
y la luna, la luna aguarda momentos
con la tierra acomodada en tu memoria.
V.-
Detengo letras en mis pupilas y sugiero
atardecer por la mañana, digiero
a la noche y al viento lo adorno de
paz; Has visto, he sido Dios en cinco instantes
y aún estoy acá, reverdeciendo memorias
olvidadas en el otoño.
© Matchornicova
(TOP)HACE TIEMPO, DESDE SIEMPRE
Hace tiempo, desde siempre soy India de puro polvo, vengo de las
entrañas de la tierra,
tardo en comprender los conceptos y generalmente me duermo en los
discursos
peco de ser irrespetuosa y la indiferencia es en parte rebeldia por
tener tu corona bajo el manto de los muertos.
Hace tiempo soy tierra , vereda y camino de mis pasos, intervengo en
la nostalgia y me contengo de no reir cuando tu grandeza piensa en
mi ignorancia.
Hace tiempo soy ojos de mi alma y no puedo deducir tus melodias, por
que antes de nacer me impusieron el don del egoismno y otros cantos.
Hace rato soy casta Universal, me siento en las fronteras y me
muevo libre sin pensar en tus temores.
Hace tiempo , quiero hablarte de mi cielo, es grande, inmensamente
azul como seguramente es azul el tiempo que te espera...que me
espera;
ahora dejo subrrallar tu sarcasmo dentro de mis lineas...hace tiempo
que lo pienso, hace tiempo
...Adelante!
© Matchornicova
(TOP)TIERRA
Indolente y con poder
majestuosa y desdichada
café de raíz
y verde de toda mirada
yaces en los ojos del ser,
tu azulado reflejo
en el firmamento
son autograáos latentes
de todo acontecer.
Tierra-Madre
Madre-Tierra
legado de memoria,
leyenda de cielos.
Historia con pétalos,
y algún rocío,
mar abierto;
Señora-reina
que todo ve florecer
y acaecer
en el tiempo.
© Matchornicova
(TOP)MI IDIOMA
Mi idioma es
tejido de altares escondidos,
sin lógica precisa
para lo establecido.
Simple
sin buscar en diccionarios
el sinónimo de amar
para decir te quiero,
sin pretender ni ser
algo sobrenatural.
Mi idioma,
es pan, carne
y sangre en la inmensidad.
!labios prendidos al sociego
calles distraidas en la soledad!
Es sal abandonada del océano,
muro de arena húmeda
en las puertas de la noche,
cuna extraña de la infancia,
recuerdos...
Enjaulada en las preguntas,
con anzuelo por letras
y cana de coral:
no son más que signos entrecomillas
en la intimidad al pensar.
© Matchornicova
(TOP)ENGLISH
(TOP)
NOTE
Under construction. 
Thanks for your patience.